CONVERSAZIONI TRA SPORT & BUSINESS: MANUELA DI CENTA
Conversazioni tra sport & business - Manuela Di Centa per "Strategie per il Business dello Sport"

(L'On. Di Centa riceve il diploma honoris causa del Master SBS. Qui assieme al direttore de La Gazzetta dello sport Andrea Monti, a sx, e il vice presidente esecutivo di Verde Sport Andrea Benetton)
Manuela Di Centa ha contribuito alla realizzazione del libro “Strategie per il Business dello Sport", libro edito da Libreria dello Sport, scritto da docenti e grandi sportivi vicini al progetto di Verde Sport e Università Ca’ Foscari. L’olimpionica (plurimedagliata), membro del CIO, e diplomata honoris causa SBS, nel volume di 283 pagine, riflette sui problemi dello sport moderno al quale servirebbe un “ammodernamento” partendo dai suoi primi passi...
Ecco in esclusiva per il sito del Master la prima parte del suo racconto.
Come nasce un campione
Un piccolissimo paese del Friuli Venezia Giulia, in mezzo alle montagne, e una bambina che si scopre innamorata di uno sport, lo sci di fondo, indubbiamente in quegli anni non molto diffuso tra le donne, tantomeno tra le bambine. Una famiglia normalissima, con un papà educatore, maestro di sci e allenatore, e una società sportiva, la Aldo Moro di Paluzza. Ho così iniziato, con altri ragazzi, a sciare divertendomi nel fare la cosa più normale in un ambiente naturale come quello delle montagne della Carnia: camminare e correre con gli sci ai piedi. E’ stato l’inizio di un percorso nato e vissuto con un grande entusiasmo, con una gran voglia di fare quello che mi faceva star bene con gli altri e che mi dava l’occasione di conoscere, scoprire e imparare qualcosa in più ogni giorno.
Le esperienze di vita sportiva da me vissute sono, infatti, le medaglie più belle che ho portato a casa, perché è vero che ho vinto quattordici medaglie, ma è soprattutto vero che queste hanno segnato la mia storia negli anni regalandomi quella ricchezza interiore che vale per la vita e che rappresenta un fondamentale bagaglio di cultura.

(La Di Centa alla cerimonia di consegna dei diplomi del Master SBS a Venezia, tra il vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei, a sx, e Andrea Benetton, a dx)
La partecipazione degli atleti all’organizzazione dello sport
Quando, alcuni anni fa, il mio impegno agonistico stava per concludersi, ho cominciato a fare delle riflessioni su alcuni problemi.
Da ex atleta devo dire che al mondo dello sport, e in particolare a quello italiano, sarebbe servito, molti anni fa, come sintomo di un reale ammodernamento, esprimere qualcosa di diverso, sia sul piano dirigenziale, sia sotto il profilo della democrazia, della rappresentanza, della pari dignità.
Va tuttavia riconosciuto che molte cose sono cambiate e sono felice che ad esempio le ragazze abbiano conquistato traguardi importanti anche nello sport. Ma se i diritti si acquisiscono con fatica, molto più facilmente si perdono perché niente è mai scontato.
Un atleta, e in particolare un grande campione, non è colui o colei che vince una medaglia, ma colui o colei che riesce a trasferire nelle cose della vita la forza e le capacità razionali che provengono dallo sport. Un grande campione è testimonianza di un grande impegno ed è senza alcun dubbio portatore di valori quando sul campo di gara ha rispetto degli avversari e si batte correttamente con la forza e la tecnica conseguita nella preparazione. E’ un esempio positivo. In Italia, anche su questo piano, per fortuna qualcosa è cambiato: abbiamo oggi una legge, forse la migliore al mondo, per quanto riguarda i diritti/doveri degli atleti che riserva ad una buona parte di coloro che stanno ancora gareggiando o hanno appena finito, il diritto di partecipare a tutto quello che è l’organizzazione dello sport italiano. Nel CONI centrale, nei Regionali e provinciali, nelle Federazioni Sportive, a tutti i livelli delle Società sportive, al momento del rinnovo delle cariche il 20 per cento di rappresentanti è riservato a questi atleti. E, rispetto al passato, questo è un grande passo avanti sul terreno della democrazia partecipata e della trasparenza.
Tutto questo non è ci è stato regalato, poiché è frutto del grande impegno di alcuni atleti in campo internazionale e della loro acquisita consapevolezza che, se il mondo dello sport vuole essere protagonista della evoluzione dello sport, la sua struttura organizzativa deve essere trasparente e totale, dove totale vuol dire, appunto, rappresentativa anche degli atleti.
Continua…
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